"cosa sara'
che ti spinge a picchiare il tuo re
che ti porta a cercare il giusto
dove giustizia non c'e'
cosa sara'"
Ci siamo dalla prossima settimana comincia questa nuova fase, diciamo così, della vita.
Nonostante gli allarmismi di studiosi sono orgogliosa di non far parte di quella massa di giovani (e non) attanagliati dal precariato e che non trovano lavoro e che risolvono tutto con attacchi di panico e conseguenti miscugli di psicofarmaci.
Ho promesso che non mi sarei depressa, e che non mi sarei arresa.
Certo lo sconforto c'è, ma in questo preciso momento in cui scrivo è più l'incazzatura a farla da padrona: prima a sentire quell'orribile nano del vostro presidente del consiglio che parla di crisi economica improvvisa, roba da mettergli le mani addosso; improvvisa il cazzo! e poi a notare l'ipocrisia di chi si finge dispiaciuto di ciò che mi sta succedendo dopo aver sputato merda ed invidia. Sì sì parlo a te, smetti di gongolare e cresci un pò, fallo almeno per i tuoi figli.
E allora ci siamo, si sgombera la scrivania, si chiudono i lavori in sospeso e si fa buon viso...
Non so che cosa succederà da Martedì e vi assicuro che sono curiosa, vi terrò informati.
Stay tuned
28.5.10
17.5.10
Diario di una futura cassa integrata
E' così, il momento è arrivato, la paura si materializza.
LA CASSA INTEGRAZIONE! Dopo anni, 7 per la precisione, di consulenza fedele al CSI Piemonte, questo mi da il ben servito, più che a me alla mia azienda ovviamente.
Pensate verrò sostituita da qualcuno che il mio lavoro non lo sa nemmeno fare, forse non lo vorrebbe nemmeno imparare. A nulla è valso affannarsi per tutto questo tempo ad imparare, a stare al passo coi tempi, a fare autoformazione, a nulla.
A nulla è valso coprire i turni, parare culi e accumulare esperienza. A nulla.
Non importa, la mission del nuovo direttore è ridurre i costi e così facciamo tagli indiscrimati, chi c'è dietro e che fine fa, non riguarda nessuno. Il cinismo del mondo del lavoro è approdato a livelli francamente angoscianti. Probabilmente siamo la prima generazione del dopoguerra che guadagna molto meno dei genitori.
Vorrei consolarmi pensando che sono nella stessa situazione di centinaia di persone, di famiglie, ma non posso.
A me piace lavorare, non è mai stato un diversivo o un modo per pagare l'affitto, è sempre stata una passione mentre invece oggi, mi sbattono fuori all'inizio di Giugno, venire qui ogni mattina mi consuma a poco a poco.
Naturalmente è grazie a persone fidate e che mi hanno sempre trattata con rispetto che so come stanno le cose, perchè fosse per la mia azienda non solo non saprei ancora nulla, ma scommetto che me lo diranno all'ultimo momento e che non avranno cercato in nessun modo di ricollocarmi in qualche altra azienda, perchè a loro che importa, mi spremono, mi mandano in ferie forzate così non me le pagano e poi mi mettono in cassa che tanto non pagano loro e poi probabilmente in mobilità ecc ecc dipenderà da come faranno decorrere l'iter, anche per loro sono solo una fonte di guadagno se non faccio più entrare soldi in azienda non valgo più un cazzo.
E io mi sveglio tutte le mattine con questa consapevolezza, svuotata della mia identità e del mio orgoglio, ma paradossalmente ancora fiduciosa che le cose possano cambiare
LA CASSA INTEGRAZIONE! Dopo anni, 7 per la precisione, di consulenza fedele al CSI Piemonte, questo mi da il ben servito, più che a me alla mia azienda ovviamente.
Pensate verrò sostituita da qualcuno che il mio lavoro non lo sa nemmeno fare, forse non lo vorrebbe nemmeno imparare. A nulla è valso affannarsi per tutto questo tempo ad imparare, a stare al passo coi tempi, a fare autoformazione, a nulla.
A nulla è valso coprire i turni, parare culi e accumulare esperienza. A nulla.
Non importa, la mission del nuovo direttore è ridurre i costi e così facciamo tagli indiscrimati, chi c'è dietro e che fine fa, non riguarda nessuno. Il cinismo del mondo del lavoro è approdato a livelli francamente angoscianti. Probabilmente siamo la prima generazione del dopoguerra che guadagna molto meno dei genitori.
Vorrei consolarmi pensando che sono nella stessa situazione di centinaia di persone, di famiglie, ma non posso.
A me piace lavorare, non è mai stato un diversivo o un modo per pagare l'affitto, è sempre stata una passione mentre invece oggi, mi sbattono fuori all'inizio di Giugno, venire qui ogni mattina mi consuma a poco a poco.
Naturalmente è grazie a persone fidate e che mi hanno sempre trattata con rispetto che so come stanno le cose, perchè fosse per la mia azienda non solo non saprei ancora nulla, ma scommetto che me lo diranno all'ultimo momento e che non avranno cercato in nessun modo di ricollocarmi in qualche altra azienda, perchè a loro che importa, mi spremono, mi mandano in ferie forzate così non me le pagano e poi mi mettono in cassa che tanto non pagano loro e poi probabilmente in mobilità ecc ecc dipenderà da come faranno decorrere l'iter, anche per loro sono solo una fonte di guadagno se non faccio più entrare soldi in azienda non valgo più un cazzo.
E io mi sveglio tutte le mattine con questa consapevolezza, svuotata della mia identità e del mio orgoglio, ma paradossalmente ancora fiduciosa che le cose possano cambiare
22.1.10
della perduta dignità
Non sono una persona particolarmente tollerante, e questo è un fatto.
Non sono nemmeno molto paziente, ma adesso sfioriamo il ridicolo.
Mi chiedo come si fa a cacciare ogni sorta di dignità sotto i piedi, come si fa a non accettare un no come risposta, come si fa ad ostinarsi ed insistere, come si fa a perdere la faccia solo per porgerla e prendersi pesci in faccia.
Ovvio che non parlo di me, ma di chi non impara mai a farsene una ragione, a chi troppo piena di sè non si rende conto che esiste a questo mondo gente che può fare a meno di te, senza per questo sentirsi vuoto e incompleto, anzi esiste la possibilità che si sente anche meglio a schiacciare il tasto ignora e a realizzare che lo fa con una certa soddisfazione. Non sopporto più l'ennesima marcia (inteso come guasta) che invade spazi che non competono.
Non sono nemmeno molto paziente, ma adesso sfioriamo il ridicolo.
Mi chiedo come si fa a cacciare ogni sorta di dignità sotto i piedi, come si fa a non accettare un no come risposta, come si fa ad ostinarsi ed insistere, come si fa a perdere la faccia solo per porgerla e prendersi pesci in faccia.
Ovvio che non parlo di me, ma di chi non impara mai a farsene una ragione, a chi troppo piena di sè non si rende conto che esiste a questo mondo gente che può fare a meno di te, senza per questo sentirsi vuoto e incompleto, anzi esiste la possibilità che si sente anche meglio a schiacciare il tasto ignora e a realizzare che lo fa con una certa soddisfazione. Non sopporto più l'ennesima marcia (inteso come guasta) che invade spazi che non competono.
18.1.10
Eu sou de ningúem
Vecchia canzone di successo planetario, facevo ancora l'università, quell'estate ero a fare la stagione come aiuto cuoco all'isola d'elba.
Altri tempi, altra vita, stessa testa.
E inevitabilmente mi torna in mente:
"Tu sei molto anche se non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.
Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già."
Altri tempi, altra vita, stessa testa.
E inevitabilmente mi torna in mente:
"Tu sei molto anche se non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi.
Tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi.
Io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua.
Sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa.
Cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
Vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già."
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