2.7.09

mas que nada

"Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso;
è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente" Jean Rostand

Una volta scrivevo, e sapevo farlo, le mie notti erano infinite, ricordo sigarette accese che si consumavano nel posacenere mentre battevo incessamente sui tasti, piena di idee chiare, di periodi precisi, di incisi che sapevano curare un cuore stanco, affaticato dalla mia congenita incapacità di vedere le cose come sono, ma in grado di capire ed accettare il tutto solo se veniva riversato su una pagina bianca.
Una volta.
Adesso il pensiero di una pagina bianca mi devasta, sembra quasi di non avere nulla da dire, da pensare, da creare e nulla in cui credere.
Non canto il tempo andato, per ciò che nella mia vita è stato non c'è nulla che mi farebbe tornare indietro, se non per prendere la rincorsa e lanciarmi senza paura nel futuro.
Educata in modo da non avere pregiudizi, mi hanno insegnato che non si deve giudicare senza conoscere, che non si possono prendere decisioni se nella vita non si prova.
Se avevo paura, mi dicevano di provare. E così è.
Forse credi che io voglia arrivare da qualche parte, e invece no. Scrivo perchè non ho più voglia di avere paura di una pagina bianca, scrivo perchè lo so fare, scrivo perchè in fondo certe cose non le puoi cambiare.

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