15.2.07

Sound of silence

Ho urlato, gridato, ho giurato, promesso, mi sono pentita, ho pianto, singhiozzato, ho avuto paura, tanta paura, ma non ho mentito.
La paura è come soffocare, è una mano scura, forte e grossa avvolta intorno al collo, è un ghigno nella notte, è stomaco in subbuglio, è voglia di vendetta, è voglia di sparire, è bisogno di capire, è incapacità di agire.
Mi dispiace di non essere all'altezza delle aspettative, forse hai creduto che fossi coraggiosa, forte, capace di tenere il controvento, invece no, o per lo meno non solo.
A volte il crollo è inevitabile, confondo le acque per riemergere, affogo sotto spirito per non pensare, il male ce lo portiamo dentro, i nostri fantasmi, i nostri sbagli, mi sembra di fare un passo avanti e subito dopo due indietro, mai allo stesso posto.
Credere, crederti, crederci.
Abituata al confronto, maga delle parole, stregata dai significanti, il silenzio uccide tesoro
Il silenzio logora, per quanto sia una necessità per quanto conosca bene il valore del “non detto”, per quanto io ammiri chi è capace di gestire le parole al meglio, chi sa parlare quando efettivamente ha qualcosa da dire, chi sa convivere con le proprio incertezze, chi come te, sa essere riservato anche sui propri sentimenti, sulle propire paure.

Io no.
Io no.

1 commento:

Anonimo ha detto...

A volte, guardarsi troppo dentro, cercare troppi significati è logorante e poco produtivo... Senza una buona base non si costruisce un castello. bisognerebbe fermarsi, mettere il materiale da parte ed una volta raccolto dati sufficenti cominciare ad elaborarli, senza farsi prendere dalla fretta del risultato finale... Tanto, se non è, non sarà... Ma senza fretta... e ansia.