15.2.07

Sound of silence

Ho urlato, gridato, ho giurato, promesso, mi sono pentita, ho pianto, singhiozzato, ho avuto paura, tanta paura, ma non ho mentito.
La paura è come soffocare, è una mano scura, forte e grossa avvolta intorno al collo, è un ghigno nella notte, è stomaco in subbuglio, è voglia di vendetta, è voglia di sparire, è bisogno di capire, è incapacità di agire.
Mi dispiace di non essere all'altezza delle aspettative, forse hai creduto che fossi coraggiosa, forte, capace di tenere il controvento, invece no, o per lo meno non solo.
A volte il crollo è inevitabile, confondo le acque per riemergere, affogo sotto spirito per non pensare, il male ce lo portiamo dentro, i nostri fantasmi, i nostri sbagli, mi sembra di fare un passo avanti e subito dopo due indietro, mai allo stesso posto.
Credere, crederti, crederci.
Abituata al confronto, maga delle parole, stregata dai significanti, il silenzio uccide tesoro
Il silenzio logora, per quanto sia una necessità per quanto conosca bene il valore del “non detto”, per quanto io ammiri chi è capace di gestire le parole al meglio, chi sa parlare quando efettivamente ha qualcosa da dire, chi sa convivere con le proprio incertezze, chi come te, sa essere riservato anche sui propri sentimenti, sulle propire paure.

Io no.
Io no.

5.2.07

Credere senza credere

Ci sono fantasmi che ti seguono tutta la vita, che popolano i tuoi sogni quasi tutte le notti, che ti accompagnano fino a diventare presenza costante, familiare.
Ce ne sono altri invece che si creano nel cammino, che appaiono e scompaiono in tempi relativamente brevi, ma che non hanno il tempo di diventare familiari, anzi, restano incubi e presenze oscure.
Quando, certe mattine, mi sveglio incarognita sono quasi certa che la colpa sia proprio di queste entità a tempo.
Bisogna saper aspettare, prima o poi smettono di tormentarti, bisogna credere senza credere.
Mi contraddico?
No, credere è una delle possibilità e non credere, anche.
Certo è che chiudersi in una campana di vetro nell'attesa di avere la certezza delle cose prima di permettersi di credere a qualcuno, a qualcosa, a un'idea, è davvero uno spreco di tempo e di energie.
Credere invece senza remore, buttarsi nelle cose e fidarsi di chiunque, bè, quello invece è stupido.
Come in tutte le cose ci va un pò di equilibrio e ve lo dice la persona meno indicata di tutti, che di equilibrato ha ben poco.
Credere sì, credere è giusto e non credere anche, nel senso, finchè una cosa mi va bene, mi fa star bene, mi trasmette cose positive, o, ancora meglio, finchè una persona sembra che dica la verità e non c'è niente, ma proprio niente a parte la paranoia congenita e le vocine nel cervello che cercano di dirti il contrario, bè allora perchè, dico io, non credergli?
Viceversa, sapere che tutto può succedere.
E' così banale che diventa superfluo scriverne, ma forse ho solo bisogno di convincermene anche io.
Sbagliare, sbagliarsi, aver valutato male, non aver considerato, non aver notato, visto soppesato è fottutamente all'ordine del giorno, e fa male, lo sappiamo, a chi non fa male sbattere la testa contro un muro grande quanto il colosseo?
Fa male quasi sempre allo stesso modo, la differenza è che quando sono una, due, tre volte è un conto, quando cominciano a diventare di pù qualche considerazione un pò più elaborata ti vien proprio da farla.
Mi spiego, non basta più il “cazzo mi sono sbagliata”, ma diventa un fiume in piena di “ma come ho fatto a esere così stupida, ingenua, cretina, cieca....” capisci?
E non c'è niente da fare, la tendenza, col passare del tempo, è di diventare diffidenti, freddi e distaccati, maniaci del controllo, di massacrare chi ti circonda di sospetti e di bisogno di certezze che non avrai mai. Patologico e assolutamente controproducente. E sì, perchè anche il più paziente ed il più santo ed il più comprensivo ed il più che ti pare ben presto si stancherà dei dubbi infondati che gli propinerete ad ogni cambio di luna.
Miei cari psicopatici è ora di cambiare registro, non ci sono alternative
E allora viva il credere senza credere, viva la buona fede, e al prossimo errore di valutazione piuttosto che demonizzare noi stessi e la nostra stupidità consiglio di dire “Tò un altro pezzo di merda sulla mia strada”.